“Se queste sedie potessero parlare…”
La sedia monoblocco è probabilmente il complemento d’arredo più diffuso al mondo, oltre a essere uno dei più funzionali grazie alla sua leggerezza, resistenza e al prezzo accessibile. Aziende come Pedrali, Nardi, Baxter, Magis ed EMU ne hanno reinterpretato la forma in moltissimi modelli e colori, capaci di rispondere a esigenze estetiche e funzionali molto diverse.
Nel nostro sito Forma Design abbiamo selezionato alcuni modelli di sedie monoblocco – tra le innumerevoli alternative disponibili – estrapolati per qualità, stile e valore progettuale dai cataloghi delle migliori aziende di design.
Nel corso degli anni, la linea della sedia monoblocco si è evoluta adattandosi al gusto contemporaneo, grazie a materiali sempre più innovativi e a processi produttivi sostenibili, senza però perdere la memoria delle sue origini.

Interpretazioni contemporanee della sedia monoblocco
Un esempio emblematico è la raffinata Milà di Magis, una sedia dalla linea leggera e ariosa, che richiama l’immaginazione libera e irrazionale dell’Art Nouveau, evocando le opere del maestro catalano Antoni Gaudí.
In netto contrasto troviamo la poltroncina Dharma della nuova collezione outdoor di Baxter: una seduta dalla struttura compatta, solida e minimale. Dharma nasce da una visione che guarda al passato ma traccia con decisione le linee del futuro.
A metà strada tra questi due estremi si colloca la Volt 670 di Pedrali, disponibile anche con braccioli. Il suo design è caratterizzato da proporzioni eleganti ed ergonomiche, che la rendono leggera e confortevole. Questa sedia monoblocco rappresenta un perfetto equilibrio: rispetta le linee strutturali della sua antenata storica, aggiornandone i dettagli in chiave contemporanea.
E la sedia monoblocco, nel bene o nel male, continua a far parlare di sé.

Curiosità sulla sedia monoblocco
Al Vitra Campus di Weil am Rhein è stata dedicata una mostra alla storia e all’evoluzione della sedia monoblocco in plastica, un oggetto apparentemente anonimo che, nel suo essere popolare, è diventato un’icona globale. Una presenza costante nei luoghi più diversi: dall’infanzia ai contesti urbani, dai giardini privati agli spazi pubblici.
La sedia monoblocco è – concedetemi il paragone – come un’opera di Giorgio Morandi: una presenza silenziosa, poetica, capace di evocare ricordi e atmosfere senza bisogno di clamore. È un oggetto democratico che unisce ambienti opposti: il luogo più degradato lungo una strada qualunque e il giardino accogliente dei nonni, il bar di paese o il cortile di una borgata.
L’abbiamo vista a mezzogiorno davanti ai portoni, nelle vie silenziose dei piccoli centri, come segno d’attesa della sera, pronta ad accogliere le chiacchiere nelle ore più fresche del giorno.
“Se quella sedia potesse parlare… parlerebbe di pettegolezzi e poesia, in tutti i dialetti.” (NdA)

Una sedia per il mondo
La sedia monoblocco bianca è stata protagonista della mostra “Monobloc – A Chair for the World”, con 20 esemplari esposti e una sezione fotografica dedicata alla sua diffusione globale.
La sua storia affonda le radici negli anni Venti, ma è negli anni Cinquanta che la tecnologia consente la produzione in un’unica fase. Tra i primi modelli iconici troviamo la Panton Chair (1958–68) di Verner Panton, la Bofinger Chair (1964–68) di Helmut Bätzner e la Selene (1961–68) di Vico Magistretti.
Nel 1972 l’ingegnere francese Henri Massonnet, con la Fauteuil 300, rivoluziona il processo produttivo riducendo il ciclo a meno di due minuti e rendendo la sedia monoblocco un prodotto realmente accessibile a tutti.
Dagli anni Ottanta in poi, la produzione di massa ne ha favorito la diffusione globale, mentre negli ultimi decenni sono arrivate reinterpretazioni concettuali come la Café Chair dei fratelli Campana (2006) o la Mono-throne di Martino Gamper (2017).
Con Respect Cheap Furniture (2009), Martí Guixé lancia una provocazione culturale: 150 sedie monoblocco bianche e 30 verdi diventano veicolo del messaggio “Honour Cheap Furniture”. Gli arredi entrano poi a far parte stabilmente del museo, usati quotidianamente.
La sedia monoblocco ha una storia ricca e contraddittoria: amata, odiata, discussa. In Svizzera, a Basilea, arrivò persino a essere vietata perché ritenuta dannosa per il paesaggio urbano.
“Chi la ama, chi la odia… è quasi una diva.”
Come scriveva Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray:
«C’è solo una cosa peggiore dell’essere chiacchierati: non essere chiacchierati.»











