Come lasciarsi ispirare da un’opera cinematografica
Quando abbiamo bisogno di idee per arredare la nostra casa, è naturale lasciarsi ispirare anche dai film che hanno fatto la storia del cinema. Il cinema, infatti, non è solo narrazione visiva, ma un potente linguaggio estetico capace di influenzare gusti, stili e tendenze nel tempo.
Questo avviene da sempre anche nel mondo della moda. Spesso un film diventa parte integrante di un trend: Giovanna d’Arco di Luc Besson, ad esempio, ha ispirato stilisti come Paco Rabanne e Helmut Lang negli anni Duemila, fino ad arrivare a Blumarine, che ne ha reinterpretato l’estetica nella collezione Autunno/Inverno 2023–2024.
Allo stesso modo, Le Cerbiatte (Les Biches) di Claude Chabrol, capolavoro della Nouvelle Vague, ha influenzato Virginie Viard con la sua eleganza sofisticata, traslata nella collezione Autunno/Inverno 2020–2021 di Chanel. Di esempi se ne potrebbero citare molti altri.
Il “vento” delle grandi opere cinematografiche non investe però solo la moda, ma anche l’arredamento d’interni. Per questo motivo, numerosi film diventano un riferimento per interior designer e progettisti, rappresentando una forma di ispirazione potente, capace di essere attualizzata nel contesto abitativo contemporaneo.
Con la nostra consulenza, tutto questo può diventare reale.
Un esempio emblematico è il celebre film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, che ha come sfondo il Villino di via Colli della Farnesina a Roma, opera dell’architetto Francesco Berarducci. Alcuni suoi disegni e modelli in scala sono oggi conservati presso il museo MAXXI di Roma.
Qui, il visitatore viene subito catturato dalla colonna sonora di Ennio Morricone, che accompagna un racconto storico sull’architettura brutalista, tra immagini e scene del film di Elio Petri (1970) proiettate in loop da un televisore anni Settanta.
Il film ha ricevuto numerosi riconoscimenti: candidatura all’Oscar per la migliore sceneggiatura, Premio Oscar come miglior film straniero, David di Donatello come miglior film e miglior attore protagonista, Nastro d’Argento per il miglior regista e miglior attore protagonista, oltre a due Golden Globe come miglior film e miglior attore protagonista.


Architettura e cinema
La struttura architettonica in cemento armato a vista, tipica dello stile brutalista, è l’elemento dominante e contribuisce ad accentuare il senso drammatico della narrazione.
La dimensione kafkiana del film, spesso avvilente e soffocante, è amplificata dagli ambienti del Villino che, con la loro “brutta/bellezza” – un vero ossimoro architettonico – diventano un capolavoro. Nonostante le ampie e luminosissime finestre, Elio Petri li tratta come uno spazio claustrofobico, un vero e proprio carcere filosofico.

Ambientazione e arredamento
Nel film diretto da Elio Petri e interpretato da Gian Maria Volonté e Florinda Bolkan, è impossibile non rimanere colpiti anche dall’ambientazione. Gli interni, dove si svolge gran parte della vicenda, sono quelli dell’abitazione dello stesso Berarducci, caratterizzati da pareti divisorie in cemento e parapetti talvolta dipinti di bianco.
Tutti gli arredi sono stati disegnati appositamente, come era consuetudine all’epoca, con l’inserimento di alcuni pezzi di design storico.
Oggi, come allora, questo è possibile grazie al lavoro di artigiani – fabbri, falegnami, decoratori, tappezzieri – con i quali progettiamo per realizzare pezzi unici di grande qualità.
Il committente, di cultura avanzata, ricercava unicità e originalità su misura; una filosofia di ricercatezza che ancora oggi cerchiamo di mantenere viva.
Con un ideale movimento di cinepresa, l’inquadratura si apre sul soggiorno: vuoto, pulito, luminoso, impeccabile. È uno dei tre luoghi, tra loro antitetici, in cui lo scenografo Carlo Egidi fa ruotare l’intera vicenda.


Gli spazi presentano un’accentuata orizzontalità; una luce piatta e diffusa scende dall’alto attraverso travature geometriche o tagli tra pareti e controsoffitti. Stanze e corridoi si mostrano nella loro veste monacale e minimalista.
Pochi arredi in pino emergono come unico tono di colore sullo sfondo grigiastro del calcestruzzo, richiamo evidente ai grandi maestri del béton armé come Le Corbusier e Louis Kahn.
L’ampia sala minimale del Villino diventa un limpido confessionale, dove l’assassino racconta per tutto il tempo, in un delirio di onnipotenza, il proprio delitto a un registratore. È il palcoscenico di un racconto “alla luce del sole”, ignorato dai suoi superiori per preservare l’equilibrio del potere.
Tra gli elementi di arredo riconoscibili troviamo:
- i tavolini in marmo Taula di Salvatori, disegnati da Patricia Urquiola
- la poltrona girevole Barret di Baxter, con struttura in Polimex, imbottitura e rivestimento in fibra acrilica


Questi spazi così rigorosi contrastano nettamente con l’alcova “hippie capitolino” di Augusta: un tripudio di vasi in vetro in stile Art Nouveau, carta da parati floreale, piante, poltrone e tavolini in vimini. Tessuti, caftani ricamati, tende e drappi creano un ambiente saturo di colori, in cui l’unico elemento di rottura è il nero delle sedie e delle poltrone in pelle.
In un’opera volutamente ricca di simbolismi e contrasti, l’abitazione del poliziotto diventa espressione di ordine, trasparenza e dovere, in netto contrasto con il lato oscuro del personaggio che trova sfogo nello spazio caotico dell’amante.
In questi ambienti si riconoscono pezzi di design come presenze silenziose, riconducibili a una linea stilistica limpida e razionale, erede del design democratico della Bauhaus. Un linguaggio ancora vivo negli interni minimalisti di chi custodisce e valorizza messaggi artistici capaci di attraversare il tempo e le tendenze.
Nel nostro sito sono presenti numerosi complementi di arredo di alta qualità e design, molti dei quali realizzabili su misura, per soddisfare anche il committente più esigente.














